|
Libroforum, alle ore 17,30, a Favaro in via Cima Rosetta. "C’è chi dice no. Dalla Leva all’aborto. Come cambia l’obiezione coscienza", di Chiara Lalli, Edizioni Il Saggiatore, Milano 2011, presentato da Monica Martini, C'’è chi dice no, canta Vasco. La sua canzone parla di libertà personale contro il conformismo condizionato da morale e rituali imposti spesso carichi di ipocrisia. Il libro di Chiara Lalli, sul quale avvierà un dibattito Monica Martini, è invece un saggio sull’obiezione di coscienza declinata nelle sue varie forme, dall’obiezione alla leva militare a quella dei medici e dei farmacisti, degli anestesisti, fino a quella sulla sperimentazione animale e, per finire, all’obiezione di chi ritiene il parto cesareo qualcosa che non va praticato perché “innaturale”. Un percorso che vede una “ libertà”, quella di obiettare per “coscienza”, che si scontra con doveri e soprattutto altre libertà. L’obiezione militare, carica peraltro di conseguenze civili e penali per i suoi primi storici rivendicatori, indica il diritto di non nuocere agli altri e anche, a volte, di non riconoscersi in uno stato definito “nazionale” e, lede leggi che non impattano direttamente su singole persone. Questi “traditori” della patria alla fine hanno spuntato una legislazione più rispettosa delle scelte personali in fatto di non-violenza. L’obiezione di coscienza dei medici, dei farmacisti, degli anestesisti è sostanzialmente diversa. Intanto perché non prevede, e non ha mai previsto, conseguenze a chi la dichiara e poi perché impatta direttamente, negando diritti garantiti da leggi, su singole persone, guarda caso, spesso di genere femminile. La legge 194 sull’interruzione di gravidanza è un caso eclatante di cattiva applicazione proprio a causa delle obiezioni –di massa- del corpo medico. Ciò incide profondamente "sulla pelle" delle donne che si ritrovano sole, offese, impaurite, maltrattate, negli ospedali italiani quasi non bastasse la profonda sofferenza che già patiscono nel dover rinunciare ad una gravidanza. Storie di ordinaria cattiveria sulle donne, e sulle copie, anche quelle che devono attuare un aborto terapeutico, fatte di obiezioni ma anche di subdole pratiche di mobbing all’interno della struttura ospedaliera. E poi i farmacisti che negano a donne e ragazze la pillola del giorno dopo, a volte anche la stessa pillola anticoncezionale, ma che si “sporcano” tranquillamente le mani con altri prodotti per il genere maschile. Conciliare la morale personale dei medici con i diritti delle donne, delle coppie, delle persone tutte non affare semplice ma è doveroso che si trovino subito delle soluzioni rispettose, prevedendo magari una percentuale massima di obiettori negli ospedali, nella dispensa di licenze delle farmacie, garantendo così l’applicazione di una legge conquistata con lotte, riflessioni, e con tanta “coscienza” dalle donne e dalla società. Ti aspettiamo, l'ingresso è libero.
|