RU-486 : petizione on-line
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ru486

Eccoci qua, proprio all’indomani delle elezioni amministrative regionali, per celebrare un funerale. Un funerale con commemorazione laica.

La pillola RU 486 recentemente approvata dall’Agenzia del Farmaco Italiana, che consente alle donne di affrontare il dramma dell’interruzione di gravidanza per via farmacologia anziché chirurgica, è infatti morta in due regioni italiane.

Questo almeno risulta dai proclami sbandierati in questi giorni dai neo-eletti governatori del Piemonte e del Veneto.

Sembra infatti che il metodo farmacologico, in uso da più di venti anni in Francia e da più di un decennio in altri Paesi europei, non possa essere utilizzato nelle strutture sanitarie pubbliche di queste regioni italiane per ragioni etiche e “morali”  addotte a me difficilmente comprensibili.

Per combattere queste prese di posizione leggi e sottoscrivi la petizione on-line.

Curioso notare come, tra gli annosi problemi che .......

ci si immagina un governatore di regione debba affrontare, la priorità venga data, ripeto, stando almeno ai proclami, al divieto della RU 486.

Eppure argomenti come crisi economica e disoccupazione crescente nel territorio, inquinamento, scuola pubblica, trasporti, sanità e tanti altri dovrebbero, non solo essere più urgenti, ma anche occupare le energie più vive degli amministratori pubblici.

Non mi dilungherò sul discorso che per alcuni sembra più facile salvaguardare embrioni e feti piuttosto che gli esseri umani già viventi, dai bambini agli adulti, donne e uomini che siano.

Non affronterò quello che sembra palesarsi un voto di scambio tra politicanti e clero.

Non mi piangerò addosso per questo lutto, cercherò di reagire come sempre.

Però vorrei chiedere aiuto questa volta.

Chiedo aiuto a tutte le donne, anche a quelle che non hanno mai abortito e che nel caso non lo farebbero. Chiedo aiuto alle donne che andranno in altre regioni per abortire, così come a quelle che vanno all’estero per la fecondazione assistita.

Chiedo aiuto perché non so se la misura è colma, oramai ci hanno abituato al peggio, ma dobbiamo difendere lo stato laico e le sue leggi.

Noi donne, sì noi donne, contro ingerenze, insensibilità, grettezza, ottusità, mistificazione, volgarità.

Contro coloro che usano anche i nostri drammi, contro coloro che incitano i cittadini a non rispettare le leggi se non consone alla “loro” morale.

Noi donne, adesso, in prima fila per difendere una vita dignitosa per tutte e tutti.

Cathiatea

 

 

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